„I residui di pesticidi danneggiano il DNA“ – una sintesi di Liliana Turri

volantino-serataCDS-Cles2016-03-18rev1Da una ricerca scientifica riconosciuta in ambito internazionale:

I residui di pesticidi danneggiano il DNA

Non sono solo chiacchiere!

Venerdì 18 marzo scorso ha avuto luogo nell’ampio e gremito auditorium delle scuole medie di Cles un incontro il cui punto centrale era la relazione “Danni al DNA umano indotto dai pesticidi “della dott.ssa Renata Alleva, ricercatrice all’istituto Rizzoli di Bologna e specialista in Scienza dell’Alimentazione.
La ricercatrice ha esposto insieme al dr. Marco Tomasetti (Università Politecnica delle Marche) i risultati della ricerca scientifica che è stata condotta sui residenti della val di Non nel 2015. La serata era organizzata dal Comitato per il Diritto alla Salute in val di Non. Anche il pediatra Leonardo Pinelli di Firenze ha parlato sul tema “Bambini e pesticidi”.

La ricerca scientifica sui danni al DNA da pesticidi è stata eseguita su alcuni cittadini non esposti professionalmente, ma residenti in val di Non vicino a meleti a coltura intensiva. Lo screening ambientale nelle abitazioni delle persone ed esternamente è stato eseguito con dei rilevatori di polveri; residui di pesticidi erano presenti sia nelle case che all’esterno delle stesse. Nelle 33 persone monitorate è stato valutato un impatto a livello cellulare ed eventuali danni al DNA in situazioni con trattamenti di bassa e di alta intensità confrontando con dati raccolti in corrispondenza di nessun trattamento e di persone non Herbizideinsatz in Tschenglsresidenti in zona. I dati non sono stati confortanti: in corrispondenza dei trattamenti con pesticidi il DNA di queste persone subisce un danno maggiore e la riparazione a livello cellulare avviene più lentamente. Si sono riscontrati livelli urinari di Chlorpirifos – interferente endocrino che doveva essere bandito dall’Unione Europea, ma la cui trattativa si è poi arenata -. L’esposizione prolungata a questa sostanza secondo molti articoli scientifici si associa alla comparsa di malattie neurodegenerative e a patologie tumorali; si ha invece deficit intellettivo o autismo se colpisce il feto tramite la donna in gravidanza.

Il miele ricco di polifenoli – finalmente una buona notizia – si è rivelato efficiente nel contribuire a rimuovere il danno al DNA; dei trentatré volontari infatti ventidue si sono sottoposti all’assunzione del miele in questione. La dieta ha quindi un impatto sulla salute, sostiene la dott.ssa Alleva.

Rimane la forte preoccupazione riguardo alle fasce pediatriche per le quali la capacità di accumulo è maggiore e alle donne in gravidanza. Il richiamo all’attenzione è comunque rivolto a tutti.

Vi sono stati svariati e interessanti interventi seguiti con grande attenzione dal numeroso pubblico. Si è respirata un’atmosfera di forte emozione e di sdegnata protesta nell’intervento di un frutticoltore, “non sono, non mi sento un assassino di bambini, posso essere tuttalpiù ritenuto corresponsabile…” Queste le sue accorate parole.

E’ innegabile che la frutticoltura abbia dato a tutta la valle un benessere mai vissuto in tale misura. In altri luoghi, altri settori agricoli e industriali stanno vivendo difficoltà dello stesso genere. Le soluzioni urgono e arriveranno comunque troppo tardi: il chlorpirifos è stato intanto usato per decenni…

Mi chiedo, non è forse il caso che si sottopongano gli abitanti della valle, in primis i bambini e le loro madri, esposti ai trattamenti con pesticidi da decenni, a degli accertamenti sanitari da ripetere con regolarità?

Se il sentimento di umanità non sommuove l’azione politica, può forse farlo il pensiero delle spese sanitarie e giudiziarie a cui i politici e le lobbies che stanno alle loro spalle potrebbero andare incontro.

Liliana Turri

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